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A Love Supreme di John Coltrane - CD
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John ColtraneFormato: CD12.50 € Aggiungi al carrello

Uno dei classici assoluti del jazz.

"il desiderio e la sua interpretazione" e` il titolo che lacan diede al suo seminario nel 1958-59. da allora "desiderio" e` diventato un termine sempre piu familiare, in un certo senso rimpiazzando i termini classici della psicoanalisi, come libido e pulsione. che cos`e` una psicoanalisi? e leggere, ossia interpretare, nel sintomo causa di sofferenza, il messaggio occulto che vi ha depositato il desiderio inconscio. questo desiderio non coincide affatto con quello che si vuole o si crede di volere. molte volte le analisi iniziano proprio quando il soggetto si rende conto che c`e` una scissione tra il suo volere cosciente e il suo desiderio inconscio. in questo "seminario" lacan mostra perche` questa scissione attraverso amleto, diviso tra il voler rispondere all`ingiunzione paterna di vendicarlo e l`impossibilita` di farlo. il suo desiderio inconscio gli ferma la mano quando si avvicina a colui che anche se omicida e usurpatore - occupa un posto nodale che la psicoanalisi non aveva ancora messo a fuoco. e quello che lacan precisa in questo "seminario". egli completa cosi la triade del complesso edipico con un quarto personaggio che e` l`incarnazione dell`oggetto del desiderio della madre. nell`"edipo" il punto focale e` il desiderio per la madre. nell`amleto e` il desiderio della madre. ma il soggetto sapra` realizzare il proprio desiderio inconscio solo dopo la sua rivelazione. il titolo di questo "seminario" potrebbe pertanto essere riassunto cosi: il desiderio e` la sua interpretazione.

"rivendico il diritto all?arte del saccheggio, alla non-oggettivita, alla contraddizione, al procedere non scientifico, al libero prelievo di testi altrui e al loro casuale sovrapporsi e pure al loro confliggere". con grande sincerita e senza alcun timore di essere "politically incorrect", un linguista si scompone nelle sue manie e passioni, idiosincrasie e valori. la poesia e il jazz, l?irritazione per i luoghi comuni ricorrenti e il pensiero unico, le parole e il destino delle lingue, i vivi e i morti, le differenze e le analogie, l?intelligenza artificiale e quella artificiosa, la filosofia grammaticale e l?ironica saggezza dell?interpunzione... tutto questo e molto altro ancora creano un indimenticabile "me stesso", castello di carte e di carta nell?infinito gioco del mondo. mettiamo che un linguista, che e anche un poeta, decida di descrivere senza remore cio che vede e pensa del mondo, osservandolo dalla sua finestra affacciata su un tramonto occidentale. e, per farlo, cominci con l?aprirla... se percio vi attendete che questo libro sia un monologo, o un soliloquio, abbandonate da subito l?ipotesi: l?"io" narrante non sara mai solo. perche i linguisti parlano, certo, ma soprattutto ascoltano. se poi sono anche poeti sentono perfino i rumori bianchi, le pause, gli a capo. e da quella finestra d?occidente entra davvero di tutto. e irrompe con una folla di voci. e interrompe "io". di continuo. ma forse e per l?appunto nell?essere interrotti che si diventa davvero se stessi: nella propria libera e liberatoria reazione a cio che, da fuori (ma anche da dentro), ci avvolge costantemente di parole. quella reazione che e un discrimine e un vaglio, un generatore di categorie, di dilezioni, di appartenenza, di rifiuto. e quindi di pronomi. il fastidio tremendo di fronte alle vocette che blaterano parole alquanto cretine ma di moda; l?idiosincrasia per le astrusita pompose e spesso vuote di senso pronunciate in tono impostato (di solito un po? nasale); o, al contrario, l?

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