inghilterra, xviii secolo: la bella e onesta pamela andrews, che ha dovuto abbandonare la campagna e gli adorati genitori per entrare al servizio di una famiglia aristocratica, subisce nella sua nuova casa le morbose attenzioni del giovane padrone, il conte di belfort, il quale tenta ripetutamente e brutalmente di sedurla. fermamente decisa a conservare la sua virtu`, pamela, con il suo candore e la sua irreprensibilita`, riesce infine a guadagnarsi l`amore sincero del suo spasimante e, soprattutto, l`onore di un matrimonio socialmente rispettabile.
nella "nuova justine" la normalita` del male diventa lo scenario filosofico coerente e continuo di una rappresentazione che non insiste piu` - come accadeva nella "filosofia nel boudoir" - sulla rottura trasgressiva, sullo stupore dell`eccesso, sulla gioia fredda della crudelta`, sul rovesciamento didattico di ruoli e imposture sociali, quanto piuttosto sulla durata di una narrazione convinta delle sue ragioni e sempre piu` convincente per chi la legge. con lucidissimo furore mentale, sade compone i suoi scenari di personaggi-idee-parole, mette in scena il "discorso", infrange le mediazioni sociali e culturali tra esistente e potenziale. la posta in gioco e` la vita vera che non c`e`.
alcune impressionanti innovazioni tecnologiche permettono oggi di analizzare il dna antico, facendoci comprendere, grazie soprattutto ai contributi di david reich, che la genomica e` uno strumento importante per conoscere le popolazioni passate. reich spiega con chiarezza ed eleganza senza pari come il genoma umano contenga in se` la storia della nostra specie. spiega inoltre come la rivoluzione del genoma e il dna antico stiano trasformando la comprensione della genealogia degli esseri umani moderni e come gli studi sul dna portino alla luce la storia remota della disuguaglianza, della diversita` tra le differenti popolazioni, tra i sessi e tra i vari individui entro una popolazione. il suo saggio smentisce il dogma in base al quale non ci sarebbero significative differenze biologiche tra le popolazioni umane, e al tempo stesso utilizza la prova definitiva fornita dalla genomica per dimostrare che molto probabilmente le differenze esistenti non si conformano agli stereotipi comuni.