al centro della produzione poetica di rota sta il matrimonio con porzia capece, che mori` giovane e nel cui ricordo rota compose le rime. esse costituiscono un canzoniere, costruito sul modello di quello petrarchesco, tutto incentrato sul tema dell`amore coniugale, considerato nei due momenti in vita e in morte della donna amata, e presentano la vicenda con tratti di intensa commozione e drammatica musicalita`. l`introduzione e l`ampio commento che completano il testo, inquadrano il panorama letterario del cinquecento meridionale in modo nuovo e stimolante.
e` un libro che mostra tutto lo spessore della vena poetica e tutta la maestria della tecnica del suo autore. la poesia di mario baudino e` insieme discorsiva e lirica, appassionata e ironica, luminosa ma attenta a cogliere le zone d`ombra. ne risulta un libro godibile, con delle ballate romantiche tratte dalla vita e dalla malavita quotidiana.
il 3 gennaio 1698 nasce a roma pietro trapassi. il giurista letterato gianvincenzo gravina, preso a benvolere il fanciullo ne grecizza il nome in metastasio e lo affida all`educazione del filosofo cartesiano gregorio caloprese. entrato in arcadia come aretino corasio, pietro scrive l`angelica in cui carlo broschi, con cui intreccera` un legame che durera` tutta la vita, interpreta il ruolo di tirsi. l`appoggio di marianna d`althann, e soprattutto la fama ottenuta coi sette libretti dal 1794 in poi, fruttano a metastasio la raccomandazione di apostolo zeno e l`incarico di poeta cesareo dal 1730. a vienna, dove rimane fino alla morte, scrive diciannove drammi, sette oratori per la quaresima, sonetti, rime diverse, poemetti in ottave e terzine.
tre testi, tre azzardi, tre opere in versi intorno alle figure di tommaso, paolo e michelangelo. opere da dire, da offrire a voce alta, tra le labbra ferite e desideranti della vita. la poesia qui ancora una volta tenta l`impossibile. la grazia, l`inquietudine del dubbio visto dal lato dell`amore, e il genio: i fuochi di questi tre giganti muovono una parola che brucia e, musaica, comunica. affacciandosi al suo possibile fallimento la poesia qui conosce l`unica sua plausibile necessita` e la forza di divenire evento comune, teatro popolare, momento di condivisione. le parole immaginarie di tommaso che prima di morire ricorda la sua storia. paolo visto arrivare in treno in una roma attuale. e michelangelo che fissa l`ultima sua opera. a questo genere di visioni deve arrivare la poesia, anche contemporanea, per mettersi alla prova. e per poter parlare al cuore inquieto di dramma e ricerca degli uomini di oggi e di domani.
dall`ira di achille ai funerali di ettore: il primo e piu` famoso poema epico dell`umanita`, che celebra eroi, battaglie, imprese valorose di un passato di smisurata e perduta grandezza. ma non solo. l`iliade e` anche il poema dell`eterna contraddittorieta` dell`uomo, il poema dell`inesorabilita` del destino, il poema che piu` di tutti ha saputo legare la gloria alla morte, l`ira alla passione, l`immortalita` alla fragilita` umana.
il teatro di plauto affonda le proprie radici nella commedia tradizionale italica, coniugata con i raffinati testi greci, soprattutto di menandro. tratta da un soggetto menandreo e` infatti la prima delle due commedie qui raccolte, "bacchides", basata sulla doppia storia d`amore di due giovani per due cortigiane gemelle, con una serie di esilaranti equivoci e scambi di identita`. la trama segue uno sviluppo articolato e un ritmo indiavolato, che rende assai divertente il testo anche per i piu` smaliziati lettori contemporanei. la seconda opera, "curculio", mette invece in scena un`altra situazione tipica del teatro antico, l`amore contrastato di un ragazzo per una schiava gia` comprata da un soldato sbruffone, con l`aggiunta pero` anche qui della cifra tipica dei testi plautini, quella complicazione della trama e dell`intrecciarsi di inganni, fraintendimenti, tranelli e vicende erotiche che, insieme alla caratterizzazione dei personaggi (soprattutto il parassita gorgoglione), porta a risultati di irresistibile, talora feroce e persino tragica, ironia.
livio, contemporaneo di augusto, e` il piu` prolifico storico romano. la "storia di roma", che parte dalla fondazione della citta` e arriva fino al 9 a.c., si compone di 142 libri, di cui pero` solo 35 sono giunti fino a noi integralmente. questa "epopea in prosa", in cui gli eventi storici si innestano su quelli leggendari, si snoda in modo chiaro e avvincente attraverso descrizioni di battaglie e di popoli, vividi ritratti dei maggiori personaggi e ricostruzioni sapienti dei loro discorsi.
muovendo dallo studio dei rilievi del prodigioso tempio giavanese di barabudur (ix secolo), bosch ci accompagna, attraverso una lussureggiante selva di richiami simbolici, fino al cuore della concezione indiana del mondo: hiranyagarbha, il germe d`oro del rgveda, il principio unico della vita. emerso dalle acque primordiali come pianta di loto, partecipe delle essenze opposte di soma e di agni, hiranyagarbha diviene l`albero cosmico rovesciato, asse dell`universo, nel quale scorre il rasa, l`acqua della vita che anima e accomuna tutti gli esseri - animali, uomini e de`i. cosi`, i motivi che ai non iniziati potevano sembrare decorativi si rivelano carichi dei piu` profondi significati metafisici e religiosi. guidato da un mirabile intuito per le immagini e da una rara familiarita` con le fonti iconografiche e letterarie, bosch ricostruisce la cosmologia che plasma non solo ogni forma dell`arte e dell`architettura indu` e buddhista, ma anche la religione, il mito, la nozione stessa dell`uomo e della vita propri dell`india antica.