
al breve testo, pubblicato autonomamente col medesimo titolo nel 1945, nel quale si indicavano le linee principali delo sviluppo degli stili d`arredamento dall`antichita` ai primi del novecento, l`autore aggiunse, circa vent`anni dopo, un apparato di illustrazioni commentate, per aiutare a conoscere meglio i modi nei quali l`uomo ha organizzato e decorato gli ambienti della vita quotidiana.

opera lentamente cresciuta negli anni dell`esilio, dell`aurora e` una straordinaria opera di pensiero, esorbitante dagli schemi del discorso filosofico; una trama poetica in cui si riannodano, riconoscibili ma trasfigurate, le domande, le riflessioni, le ricerche che occuparono la scrittura di tutta una vita. ciascun brano e` completo, compiuto in se` come il pezzo di una partitura musicale, e ciascuno sembra occupare esattamente lo spazio di una notte seguita dall`alba, tuttavia non c`e` frammentazione, poiche` comune e` la tensione verso la luce, l`attesa della rivelazione portata dall`aurora.








testimonianza di un`amicizia, il libro e` l`omaggio di un grande filosofo a un filosofo piu` giovane che da principio ne ha seguito le tracce, per imporsi poi con un`opera originale. omaggio filosofico, ovviamente: per quanto non manchino pagine intensamente affettuose che conferiscono un caldo colorito alle ricorrenti riflessioni sull`amicizia, il volume e` dedicato a una lettura del pensiero di jean-luc nancy, considerato sotto una particolare angolazione, la questione del tatto, in tutti i significati che la parola ha assunto nella cultura occidentale, da quello erotico a quello religioso, da quello gnoseologico a quello etico. in un serrato dialogo con una tradizione che muove dall`antichita`, ma con particolare attenzione a quella che derrida chiama una linea filosofica "franco-tedesca", il libro, pur incentrato su nancy, ne mette a confronto la scrittura con le tesi classiche in numerose digressioni che muovono da aristotele per toccare descartes e s. giovanni della croce, il nuovo testamento e kant, il problema di molineux e maine de biran, husserl e merleau-ponty, le`vinas e heidegger. derrida tuttavia non elabora un trattato, e meno che mai si preoccupa di tracciare un capitolo della storia della filosofia occidentale, ma affida a una scrittura affascinante, benche` non facile, il compito di cercare "nel solco di heidegger, la specificita` di un pensiero che non si riduca ne` alla poesia, ne` alla filosofia ne` alla scienza".










la prima cantonata che distruggo e` quella fissazione in base alla quale giuseppe il fosse per mozart mecenate e protettore invece che l`autore della sua rovina sociale. un lettore quale alberto martioli l`ha subito riconosciuto, in queste pagine, "vittima del demente progressismo radical chic dell`imperatore uscito da una famiglia di mediocri come gli absburgo". seconda cantonata che don giovanni fosse un anticipo romantico d`amore e morte, mentre si rivela un segretissimo plagio di lorenzo da ponte. la terza cantonata e` il cumulo di menzogne e spazzature accumulate in due secoli sulla clemenza di tito. l`ultima cantonata e` colossale e riguarda il cumulo di menzogne e sconcezze sul requiem.





dopo la tragedia di due guerre mondiali e l`opera di distruzione sistematica condotta dagli intellettuali europei dalla fine dell`ottocento, l`idea di