tobino, ne "la brace dei biassoli" (1956), il suo libro piu` personale e doloroso, rende omaggio alla figura della madre, maria biassoli, da poco scomparsa. come nella "vita nova" dantesca, lo scrittore muove dal dolore per la perdita di una donna amata assurta ad archetipo di femminilita`, snodando poi il racconto, quasi un succedersi di quadri di una sacra rappresentazione, o di stanze di una canzone, tra prosa e poesia, in una continua alternanza tra opposte tensioni emotive e stilistiche. al centro, la figura di maria che, tornando a vezzano, il paese di famiglia incastonato tra monti e fiume, in un entroterra ligure aspro e dolcissimo, sente rinascere le antiche emozioni, la brace rifarsi fiamma; e attorno a lei, i membri della famiglia biassoli, un formicolare di volti e vicende che spingono l`autore - in un romanzo che a detta di italo calvino si presenta come "il piu` sciolto e limpido nella sua prosa" - a rimeditare "sugli affetti e i legami fra chi vive e chi muore, sul valore e il segno del nostro stare al mondo".
fra` salimbene da parma, il francescano che ha conosciuto papi e imperatori, vescovi e predicatori, e su ognuno ha da raccontare aneddoti, maldicenze e pettegolezzi; dino compagni, il mercante di firenze che ha vissuto in prima persona i sussulti politici d`un comune lacerato dai conflitti al tempo di dante; jean de joinville, il nobile cavaliere che ha accompagnato luigi il santo alla crociata, testimone imperturbabile di sacrifici, eroismi e vigliaccherie; caterina da siena, che parlava con dio e le cui lettere infuocate facevano tremare papi e cardinali; christine de pizan (si chiamava in realta` cristina da pizzano), la prima donna che ha concepito se stessa come scrittrice di professione, si e` guadagnata da vivere ed e` diventata famosa scrivendo libri; giovanna d`arco, che comando` un esercito vestita da uomo e pago` con la vita quella sfida alle regole del suo tempo. e possibile incontrare uomini e donne del medioevo, sentirli parlare a lungo e imparare a conoscerli? e possibile se hanno lasciato testimonianze scritte, in cui hanno messo molto di se stessi. e il caso di cinque su sei dei nostri personaggi; della sesta, giovanna d`arco, che era analfabeta o quasi, possediamo lo stesso le parole, grazie al processo di cui fu vittima e protagonista.