fin dal titolo i ventotto racconti di questo volume costituiscono l`ideale continuazione di quelli contenuti in "alla corte di mio padre". anche qui il protagonista e` il beth din, il tribunale rabbinico presieduto dal padre dello scrittore a varsavia. istituzione unica al mondo, il beth din pronuncia le proprie sentenze cercando di mettere d`accordo le severe prescrizioni religiose e i problemi, non di rado assai singolari, grotteschi e surreali, che nascono ogni giorno all`interno di una comunita` virtuale e variegata come una corte dei miracoli.
irma, studentessa universitaria fuori sede, torna a cividale, paese nativo vicino al confine con la slovenia, per il funerale del migliore amico, alfredo. pronta a ripartire il giorno seguente, e` trattenuta da una serie di morti che coinvolgono il padre, una cara amica e il poeta straccione e pazzo con cui instaura un legame filiale. il poeta pare sapere sempre la verita`. sullo sfondo di un ponte, chiamato del diavolo, irma sembra prigioniera di un incantesimo della citta` che le impedisce di andarsene.