il piu` anziano, e longevo, dei fratelli goncourt, fu un bulimico collezionista. alla sua morte, la sua casa d`artista, in cui fu probabilmente inventato il moderno arredamento d`interni, ando` all`asta con tutta la collezione, per finanziare il celebre omonimo premio. quest`opera fu scritta come ingegnoso catalogo: ma e` una guida di stanza in stanza, un percorso nella memoria, una meravigliosa autobiografia degli oggetti.
l`eta` delle rivoluzioni porta dovunque in primo piano l`emergere di nuovi soggetti, e con essi, di nuovi diritti. soggetti e diritti a lungo contestati e che sono oggetto per tutto l`ottocento di accesi dibattiti. la storia della rivolta minorile nella "colonia" penale di mettray, oggetto del "rapporto segreto sull`infanzia al xix secolo" che soriano attribuisce alla penna di gobineau, e` in tal senso significativa. l`anelito alla libera autodeterminazione si scontra qui con i piu` sottili calcoli di un potere capace di smontare, dall`interno, ogni possibile coscienza, e di raggiungere, attraverso una contabilita` dell`odio precisa ed efficace, l`obiettivo del miope asservimento della coscienza al potere.
alla fine dell`ottocento, anatole le braz trascrisse fedelmente le leggende bretoni, raccolte dalla viva voce degli ultimi narratori viventi durante le veglie notturne nelle isolate fattorie che andava visitando in bicicletta. per le persone che raccontavano, le storie non avevano nulla di fantasioso, erano fatti realmente accaduti, a testimoniare la coesistenza, con la vita, della realta` e della morte, una religione in cui i bretoni si rispecchiavano e che, secondo le braz, conservava il cuore autentico della cultura celtica che il cristianesimo non aveva potuto distruggere.
milano o la citta`. cosi`, attraverso frammenti di esistenze eccentriche, questi racconti vogliono rappresentare che cosa vuol dire vivere insieme in una citta` oggi. e che cosa vuol dire vivere una citta` nell`epoca in cui sembra smarrita la possibilita` di riconoscerne un`identita`. giorgio fontana raffigura "la capacita` di milano di essere piu` reale di ogni sogno o perversione" attraverso l`estate "atlantica" di un giovane sbandato, l`estate degli sgomberi dei centri sociali. per helena janeczek la metropoli emerge come un ologramma colorato dagli sprazzi di conversazione di un ragazzino che parla dentro un gioco elettronico con un partner che sta lontano, a caltanissetta, e, a poco a poco, diventa presente e amico piu` dei compagni vicini. l`ingegnere slavo di di stefano confessa al commissario la sua assurda ribellione perche` "milano non era piu` il paradiso grigio che avevo conosciuto all`arrivo". l`esperienza urbana del supplente di marco balzano culmina nell`incontro con un alunno ricoverato in una casa alloggio per pazienti psichiatrici. neige de benedetti trova la citta` in un tram perche` "l`unica cosa di cui si parla a milano e` partire". e "dove voi siete io sono gia` stato, dove vado io e` dove voi non arriverete" conclude il suo racconto il fuggitivo di francesco m. cataluccio: una specie di eterno viandante, profugo siriano mezzo ebreo che nelle architetture pretenziose della stazione rivive luoghi percorsi da generazioni passate.