protagonisti del libro sono il malinconico e brusco commissario boffa, e la sua spalla, l`amico senza nome che racconta in prima persona quello che capita. in una cittadina marchigiana, in un palazzo frutto della speculazione politico-edilizia, e` uccisa un`anziana signora solitaria e dal passato fuggente. secondo boffa, l`assassino non puo` che provenire da quel condominio di appartamenti, abitati dal ceto medio emerso negli anni del miracolo economico. la vedova, l`impiegato di concetto, il commerciante, l`ingegnere scapolo, il giovane perdigiorno ed eccentrico, il farmacista, le loro famiglie e i loro segreti: tutti si odiano, ma uno e` l`assassino.
sospeso sullo scenario magico della praga degli anni venti, "i mutilati" e` un romanzo figlio di quella atmosfera che oggi definiamo "praghese"; di quella crisi interiore - anche - che la psicanalisi riusci` a sezionare solo parzialmente. il romanzo narra la tragedia di un`esistenza messa da parte dalla poverta`, dal carattere alienante dei rapporti sociali, dalla melanconia sessuale, dal sadismo. franz polzer, umile e incolore impiegato di banca, sogna di combattere l`ostilita` del mondo con un ordine metodicamente perseguito. ma il fragile argine cede: e` la "realta`", infatti, a vincere e a fare degenerare l`immaginazione malata in un caos totale. quando clara porges, la donna presso cui ha affittato una stanza, si introduce nell`ordinato e angusto cosmo di polzer, le fobie paranoiche, le ossessioni cosi` faticosamente trattenute erompono e dilagano, segnando le tappe di un itinerario di dissoluzione che si conclude con un tragico rituale. la prevedibilita` logorante dell`agire diviene abiezione senza ritorno. alle spalle del carattere estremo di questo personaggio leso, umiliato, alle spalle della sofferta lucidita` di hermann ungar, della sua riflessione sulla mutilazione del senso, sta di certo l`ombra di fedor dostoevskij; ma si delineano anche la controllata follia di franz kafka, la fantasia di gustav meyrink, il masochismo degli adolescenti di franz werfel.
si sa che l`ultima guerra, e in particolare la resistenza, hanno per lo piu` dato origine in italia a storie di "uomini e no", inclini a un`aspra sentenziosita`. nulla di meno congeniale a landolfi, il quale scrisse febbrilmente la sua storia di guerra (questo "racconto d`autunno") nel 1946, ma giocando su tutt`altra tastiera. qui un indefinito e sanguinoso conflitto fa da quinta a una vicenda di amore e morte che non sdegna nessuno degli attrezzi scenici del romanzo nero, dal ritratto ominoso agli animali demoniaci. e, al centro, una "dark lady" innocente e perversa, evocata per via necromantica, che ci appare una vera concrezione dell`eros landolfiano. mai come in questo libro landolfi si e` abbandonato al puro romanzesco, senza turbare e frantumare la narrazione.