sedici punti annotati su un taccuino engadinese: il profilo di un fenomeno su cui il mondo continua a interrogarsi.
come parlare dell`olocausto alle nuove generazioni, a chi e` troppo giovane per aver vissuto l`orrore? a questa domanda - una necessita` ineludibile - posta dallo scrittore elie wiesel, david grossman ha risposto con questo romanzo. protagonista e narratore e` il piccolo momik che, figlio di deportati, sente parlare in modo oscuro e allusivo dell`olocausto, si interroga sul mistero dei numeri tatuati sulla pelle dei genitori, crede che la "belva nazista" sia realmente un animale feroce, sconosciuto e terribile. ma per capire davvero dovra` crescere, diventare scrittore e seguire le tracce del nonno in polonia; poi compiere un viaggio impossibile per mare, lasciarsi trasportare da personaggi immaginari e approdare all`ultima fantastica invenzione del libro: un`enciclopedia dove si raccolgono i fili innumerevoli del romanzo, e della vita. cosi`, con questa grande creazione etica, con questo libro insieme folle e scientifico, ingenuo e poetico, drammatico e grottesco, grossman realizza il tentativo di interpretare e inventare una realta` segnata indelebilmente dal dolore.
"queste e tant`altre cose ebbero origine quasi settant`anni fa in una citta` siciliana di provincia, in una citta` distrutta, in una comunita` traumatizzata e isolata dai grandi centri. ma palermo non era, come la spagna nel suo torpore franchista, una casa di morti. giuseppe lampedusa o lucio piccolo erano dei dilettanti, ma rientravano anche nella categoria dei sapienti appartati, erano l`humus di un mondo civile". poiche` il principe che scrisse il gattopardo fu il creatore di un mito, di un modo di dire, di una concezione del mondo (gattopardesco, appunto), questo suo ritratto, che si allarga a una citta` vissuta e a una classe sociale al tramonto, cerca di introdurre nel suo modo di leggere i libri degli altri e di assimilarli a se stesso, nel suo modo di specchiare nelle proprie le altre immagini letterarie, nel suo modo di guardare con il massimo ingrandimento i meccanismi delle narrazioni. gioacchino lanza tomasi, suo figlio adottivo, fu per anni anche l`allievo della piccola accademia di lettura che tomasi di lampedusa teneva per alcuni giovani; ed e` stato anche nel tempo l`artefice di un`opera filologica che "ha cosi` propiziato - spiega silvano nigro nella nota al volume - la rilettura critica del gattopardo". "gioitto" - cosi` era chiamato nelle lettere del principe - inizia i suoi ricordi, dettati poco prima di morire, dalla biblioteca della madre spagnola. testi spagnoli classici di grandi narratori e poeti: tomasi di lampedusa vi poteva esercitare ariosamente la sua arte "di indagatore del comportamento umano e di narratologo". "asciutto e fascinoso racconto critico. e` il ritratto intimo della palermo negli anni di giuseppe tomasi di lampedusa. ma e` anche il romanzo di formazione di un giovane che arrivera` a guardarsi nello specchio delle pagine scritte dal padre adottivo" (salvatore silvano nigro).