il "discorso" di cui si tratta nel seminario del 1970 e` doppio: e` quello della possibile formalizzazione della psicoanalisi, ed e` quello della produzione di senso (nell`esperienza della "lettera" o del significante che si fa nell`analisi, e di plus-de-jouir, nell`esperienza comune, in particolare in quella amorosa); tutti temi che riecheggiano sulla pagina come effetto di quegli anni di contestazione e femminismo. attraverso l`individuazione di quattro posti (agente/verita`; altro/produzione) e dei quattro operatori (soggetto sbarrato, significante-padrone, sapere, plus-godimerito), che nella loro combinatoria danno luogo ai quattro discorsi introdotti nel corso del seminario dell`anno prima (del padrone, dell`isterico, dell`universitario e dell`analista), lacan cerca di mostrare come solo al discorso analitico riesca di non essere un discorso da "sembiante", ovvero di "finta causa". solo il discorso analitico, infatti, riesce a disfare le illusioni che si generano dal ritenere, sia pure in forme diverse, che vi sia una realta` prediscorsiva, e che il linguaggio, a sua volta, organizzi un universo entro il quale si genererebbe una relazione fissa e definitiva tra i quattro posti (e gli operatori che li occupano).
un lessico nuovo - fatto di droni, sensori, riconoscimento facciale e big data - ha preso piede nel racconto delle frontiere. e a questo si accompagna una promessa ricorrente, parlando di migrazioni: che la tecnologia risolvera tutto. algoritmi, sensori e intelligenza artificiale sapranno finalmente distinguere chi ha diritto di passare e chi no, e cosi le "frontiere intelligenti" saranno piu efficienti, piu sicure, piu giuste. ma dietro questa illusione di neutralita si cela una verita molto meno rassicurante. oggi l?ossessione per il controllo dei confini sta accelerando l?automazione delle politiche migratorie. le nuove tecnologie - dal riconoscimento biometrico all?analisi predittiva dei dati - non si limitano piu a supportare le decisioni umane, ma sempre piu spesso le prendono al posto nostro. e lo fanno sulla base di logiche opache, escludenti, profondamente inique. la fortezza automatica non racconta un progetto del futuro, ma un presente che e gia realta. sviluppata in tutto l?occidente, l?automazione delle politiche migratorie affonda le radici in un immaginario securitario e discriminatorio. fabio chiusi ne ricostruisce le premesse ideologiche e storiche, passando dal presente delle deportazioni di massa statunitensi basate sull?ia e guardando ai progetti di ricerca europei che prefigurano un futuro ancora piu automatizzato, in cui le frontiere diventano laboratori di sperimentazione tecnologica: spazi eccezionali dove il diritto viene sospeso e l?efficienza sostituisce la giustizia. contro l?ideologia tecnocratica che vorrebbe affidare la mobilita umana a dispositivi tecnologici avanzati, questo libro somma analisi storica, critica ideologica e inchiesta giornalistica, e smonta una narrazione pericolosa, mostrando come l?innovazione, quando e al servizio della disuguaglianza, non libera ma incatena.