un viaggio, dalla tunisia al sudafrica, passando per camerun, nigeria, ghana, burkina faso e altri luoghi non solo africani, dietro giocatori, tornei e allenatori, per spiegare cosa frena quello che arrigo sacchi nel 1992 defini` il , ma anche cosa lo rende unico, affascinante, imprevedibile. testimonianze appassionate di un giornalista che si e` inventato editore per pubblicare un annuario e cominciare a dare una memoria storica al calcio africano, che si e` trasformato in agente di viaggio per organizzare il ritiro pre mondiale del camerun, che ha ballato con desmond tutu quando al sudafrica e` stato assegnato il primo mondiale africano, quello del 2010.
Come mai in un'epoca caratterizzata dalla proliferazione dei mezzi di comunicazione, la reciproca comprensione è più difficile? Come mai ci ostiniamo a credere che il presente si riduca alla novità e che la novità si identifichi con la verità? Come mai le parole di Lucrezio sull'universo, di Cicerone sulla politica, di Seneca sull'uomo colpiscono la mente e curano l'anima più e meglio dei trattati specialistici? Ivano Dionigi, latinista, già rettore dell'Università di Bologna, con Il presente non basta affronta tali domande volgendo lo sguardo alla lingua che l'Europa ha parlato ininterrottamente per secoli, attraverso la politica, la religione, la scienza. Il latino evoca un lascito non solo storico, cultuale e linguistico ma anche simbolico: si scrive «latino», ma si legge «italiano, storia, filosofia, sapere scientifico e umanistico, tradizione e ricchezza culturale». Non è un reperto archeologico, uno status symbol o un mestiere per sopravvissuti; è il tramite che – oltre Roma – ci collega a Gerusalemme e ad Atene, l'eredità che ci possiamo spartire, la memoria che ci allunga la vita. È un'antenna che ci aiuta a captare tre dimensioni ed esperienze fondamentali: il primato della parola, la centralità del tempo, la nobiltà della politica.
Lincoln Durham, al quinto album, è un autore decisamente particolare. Dalla voce al suono, Durham non è uno facile da etichettare: infatti le sue canzoni, che hanno il marchio di un bluesman cavernoso ( alla Tom Waits ), ma legato a sonorità blues - gothic - southern, sono decisamente originali e fuori dal coro. Se John Lee Hooker e Sleepy John Estes sono la fonte di ispirazione e Tom Waits la meta da raggiungere, Durham ci mette del suo per diventare sè stesso proprio attraverso le sue canzoni, che rileggono la storia del Sud degli Usa in modo personalissimo, filtrando le melodie tra un suono quasi Americana e geniali intromissioni gospel blues e rock. Un originale.