i rapporti tra musica e letteratura passati sotto la lente di ingrandimento di aldo nove e raccontati dai protagonisti della canzone italiana. primo capitolo di una serie di libri che esplora il mondo della contaminazione artistica attraverso le parole dei diretti interessati, il libro si sviluppa su una serie di interviste rilasciate da protagonisti della musica italiana da dalla a finardi, da fossati a jannacci, dai modena city ramblers a vecchioni e si completa con delle schede che inquadrano il contesto e forniscono gli elementi concreti per scoprire il mondo di questi artisti. il cd contiene inediti e versioni inedite di massimo bubola, cesare basile, claudio lolli, flavio giurato, manuel agnelli, cristina dona`, i la crus e charlie cinelli.
giuseppe culicchia torna a rendere giocoso omaggio alla sua citta`, torino, da sempre presente in un modo o nell`altro nei suoi libri, attraverso il canto del suo monumento simbolo: la mole antonelliana. lo fa dando la parola al genio visionario di chi la concepi` e le dono` il nome, l`architetto alessandro antonelli. un personaggio che attraverso un monologo teatralmente fluviale, intervallato dal coro formato da una coppia di turisti nella torino contemporanea, ci fa toccare con mano l`ambizione che lo spinse a progettare il suo capolavoro e l`ostinazione con cui lo realizzo` malgrado la ristrettezza di vedute di committenti e amministratori. il tono e` freneticamente creativo, postmoderno nel suo urlare "voglio una mole sopraelevata / voglio una mole come in blade runner / voglio una mole esagerata / voglio una mole come daryl hannah", ma allo stesso tempo fedele allo spirito di quello che lo stesso culicchia chiama "un genio del tutto fuori sincrono rispetto ai suoi contemporanei, ma anche un noto caratteraccio".
meno di cento chilometri in linea d`aria separavano le colline del kent dalle fiandre, e i corni della caccia alla volpe avevano un suono sinistro, contro il rombo dei bombardamenti a tappeto intorno a ypres, o sulla somme. durante un attacco dell`artiglieria tedesca, il 20 luglio 1916, robert graves fu ferito cosi` gravemente da comparire, in un primo momento, sulla lista dei caduti con onore, beninteso che il "times" pubblicava ogni giorno. in realta` graves torno` su un treno ospedale alla stazione di wimbledon, e qualche tempo dopo si riprese dalle ferite, per quanto atroci: ma la notte sentiva esplodere granate intorno al letto, scambiava i passanti per amici perduti al fronte, e se sentiva partire una macchina, o sbattere una porta, si gettava a terra. e cosi`, a poco a poco, quei cento chilometri scarsi fra il te` del pomeriggio e i cadaveri lasciati a decomporsi nella terra di nessuno diventarono, per graves come per gli altri scampati al massacro, un abisso capace di inghiottire per sempre, in un orrore senza nome, il mondo di ieri. che nel 1929, prima di lasciare un`inghilterra in cui non avrebbe potuto piu` vivere, graves ricostrui` per un`ultima volta in questo libro il piu` nitido, struggente e indimenticabile atto di commiato che le trincee d`europa abbiano costretto un poeta a scrivere. con una nota di ottavio fatica.
Settimo album del bravo cantautore americano