Hard blues, da parte di un chitarrista inglese esordiente. Niente male.-
Considerato la punta di diamante della scena blues di Chicago, Nick Moss, dopo sette albums di classico blues, sempre ben accetti dalla critica Usa, decide di cambiare direzione. Il nuovo album è più rock ed abbraccia il discorso di musicisti quali Allman Brothers, ZZ Top, Hendrix e Free. Una nuova direzione, ma sempre legata al blues.
Laurence Jones è il giovane chitarrista blues più promettente d'Inghilterra. E che sia giunto il suo momento è dimostrato dal fatto che, a produrre questo nuovo disco, si sia mosso uno come Mike Vernon. Il risultato è un disco di rock blues potente in cui appaiono in veste di ospiti Paul Jones e Reuben Richards. Basterebbero brani come Got No Place to Go e Live it Up, a farvi rizzare le antenne. ma poi c'è un intero disco per confermare il talento di Laurence Jones.
E' quello che ho ascoltato, con questo titolo Robert Cray presenta il suo nuovo album in cui, oltre a quattro canzoni scritte per l'occasione, ci sono una serie di covers di brani che hanno accompagnato la giovinezza di Robert. Infatti il nostro rilegge brani noti e non, di Bobby Blue Bland, Curtis Mayfield, Don Gardner, Ray Parker Jr, Sensational Nightingales ed altri. La classe è sempre la stessa e la produzione di Steve Jordan, con Cray già da diversi anni, non fa altro che migliorare il suono, dare più profondità e pulizia al tutto. Jordan si prende in carico il modello Sam Cooke e crea un album decisamente piacevole da ascoltare.