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qual e` una politica estera di sinistra? un interrogativo antico ma ancora privo di risposta. dinanzi alle decine di regimi dittatoriali del pianeta, i progressisti possono accontentarsi di difendere lo status quo e la stabilita`? non e`, invece, piu` coerente con la missione di una sinistra delle liberta` promuovere la democrazia in tutte le sue forme e, dunque, lottare contro le tirannie? da carlo rosselli ad amartya sen, da arthur koestler a john f. kennedy, da bill clinton a tony blair, nel corso del novecento la sinistra ha fatto dell`espansione della democrazia la sua migliore bandiera. in un mondo non meno tormentato, quella bandiera non deve essere abbandonata, a costo di sfidare le convenzioni del pacifismo e dell`antiamericanismo. un libro non conformista che interroga la coscienza civile della sinistra italiana.

questo libro intende smontare la macchina propagandistica a favore della guerra contro l`iraq costruita da bush e da blair e svela alcune verita` nascoste da manipolazioni e bugie ufficiali. non a caso il libro inizia e finisce con i pensieri di alcuni dei parenti piu` coraggiosi delle vittime dell`11 settembre che si sono espressi per la giustizia e non per la vendetta. lavorando su materiale documentario, l`autore illustra almeno dieci ragioni contro la guerra. il volume e` introdotto da noam chomsky.

nel 1939 dawid ha 15 anni. e` un ragazzo della buona borghesia di lodz, frequenta i campi di vacanza dei giovani sionisti, coglie lucidamente tutto quello che avviene intorno a lui. al contrario del ghetto di varsavia, su cui esiste un`abbondante documentazione, poco si sapeva del ghetto di lodz, la cui vita viene ora illuminata da questi taccuini, ritrovati in un archivio dell`istituto storico ebraico di varsavia. dawid parla della vita di tutti i giorni: la ricerca del cibo, il denaro che non vale piu` niente, i problemi di vestiario, gli affetti, la vita sociale. ne` gli sfugge la sinistra abiezione di colui che si e` proclamato "imperatore" del ghetto: quel chiam rumkowski cui i nazisti hanno delegato l`amministrazione del ghetto stesso.

questo libro intende offrire, a chi abbia voglia di fermarsi e riflettere con calma, dati e considerazioni pratiche sull`uso dei modelli animali nella ricerca scientifica. la nostra speranza - come medici e biologi coinvolti in prima persona sul campo della ricerca non meno che su quello del benessere animale - e` che queste pagine aiutino ad affrontare il problema in modo razionale, senza lasciarsi sopraffare da ideologie o preconcetti, per giungere a conclusioni realistiche. sara` che si sente all`apice di un`evoluzione ormai quasi bionica, ma si direbbe che, specie in occidente, homo sapiens stia elaborando una visione piuttosto innaturale della vita e della morte. quest`ultima, soprattutto, con i suoi corollari di dolore e malattia, sembra assumere sempre piu` i contorni tutti virtuali del disagio prescindibile. un virus sconosciuto minaccia di decimarci? tranquilli, abbiamo gia` visto il film: prima del finale, , per quanto poco simpatici siano di solito, troveranno di certo la cura, lo sappiamo. essenziale e` che lo facciano in fretta, come in fretta desideriamo dimenticarci di loro e del virus (o chi per esso), ormai virtualmente debellabile con un farmaco, una terapia, un vaccino. il come li abbiano ottenuti poco importa, in emergenza. salvo poi cominciare (o riprendere) subito a contestare la sperimentazione biomedica, perche` - lo sappiamo - ad animali e piante; e ad aggredire, talvolta anche fisicamente, i ricercatori, che senza criterio forme di vita innocenti. commuoversi o indignarsi di fronte a queste cose e`, virtualmente, quasi un obbligo per l`umano civilizzato, sappiamo anche questo. ma lo sappiamo davvero? o meglio, che cosa sappiamo davvero della sperimentazione animale? sappiamo, per esempio, che e` soggetta a legislazioni ferree, recenti e in continua revisione? che un organismo preposto al benessere animale e` parte integrante di ogni staff di ricerca? che i programmi di sostituzi

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