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la vita, come dice luis sepu`lveda, e` piena di storie. e per raccontare la magia della realta` in tutte le sue sfaccettature - meschinita`, tormenti, gioie, peripezie - questa raccolta prende il via dai ricordi, dal vissuto recente e passato, per offrirci un ritratto di gruppo con assenza: quello di alcuni ragazzini sorridenti immortalati in una fotografia che induce l`autore, dopo quattordici anni di esilio, a ritornare per la prima volta in cile, sulle tracce dei loro destini personali, ma anche del destino di un paese appena uscito dalla dittatura. da vero cosmopolita, di quelli che hanno vissuto nel nord e nel sud del mondo, sepu`lveda tratteggia con uguale partecipazione vicende lontane fra loro nel tempo e nello spazio: racconta di combattenti valorosi e di bambini senza futuro, di una miss colombiana che muore durante un intervento di chirurgia plastica, di una signora sovietica. ma non manca l`ironia: nei ritratti degli amici, nel mettere alla berlina certa intellighenzia, o nel descrivere un`esperienza di lavoro per la televisione ecuadoriana. e la preoccupazione per l`ambiente. quello di sepu`lveda resta un mondo di purezza e bellezza ferite, raccontato con uno sguardo essenzialmente e modernamente etico. si riscopre, leggendolo, un sentimento troppo spesso sopito: la giusta indignazione, la stessa dei suoi eroi teneri e fragili, ma duri e solidissimi nel loro proposito di non dimenticare ne` perdonare la barbarie.

nella vienna occupata dai nazisti, a sigmund freud e` concesso il privilegio di fuggire all`estero, portando con se` i propri cari. nella lista composta dal fondatore della psicoanalisi entrano la moglie, i figli, la cognata, le due assistenti, il medico personale con la famiglia e perfino il cane, ma non le quattro anziane sorelle, marie, rosa, pauline e adolfine. e la voce di quest`ultima, deportata nel campo di concentramento di terezin, a rievocare con doloroso rimpianto il rapporto privilegiato col fratello, da un`infanzia vissuta in simbiosi, in cui sigmund era il mentore che la guidava alla scoperta del mondo, fino all`inevitabile, ma non per questo meno amaro, allontanamento nell`eta` adulta e all`ombra tragica del distacco finale. ne esce un ritratto inedito della vienna cosmopolita a cavallo tra ottocento e novecento, descritta dal punto di vista di una donna che non avendo marito ne` figli non puo` ambire ad altro ruolo che quello di figlia e sorella. figlia di una madre che non perde occasione di farle sentire tutto il peso della sua inutilita`; sorella di un genio totalmente assorto nella costruzione del proprio mito di nuovo profeta, destinato a liberare l`umanita` dalle false credenze di cui si e` nutrita per secoli. una donna in fuga da una vita gia` scritta e mai pienamente vissuta, tra gelidi rapporti famigliari, un amore tragico e il sogno irrealizzato della maternita`, rassegnata a trovare pace solo nel rassicurante oblio di una follia autoimposta.

fra le montagne dell`interno dell`albania e` in atto da piu` generazioni una faida tra famiglie. per rispettare gli obblighi ferrei imposti dalla bessa, un rigoroso codice d`onore che regola le morti e le vendette, il giovane protagonista deve uccidere il membro di una famiglia rivale. e dal giorno dell`assassinio (una meta` d`aprile di un anno imprecisato, ma sicuramente prima dell`avvento del comunismo in albania) sa che la sua vita e` spezzata, che deve aspettare la vendetta e la morte. prima dovra` compiere un lungo viaggio fra le montagne dove incontra uno scrittore e la sua giovane, bellissima moglie in viaggio di nozze: sara` anche per seguire lei che si avventurera` lungo strade proibite dalla bessa, trovando infine la morte.

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