

il "regno" di camillo ruini a guida della conferenza episcopale italiana ha coinciso con la stagione di massima confusione della politica italiana: cattolici dislocati in entrambi gli schieramenti, la transizione tra un papa forte e un papa dalla fama conservatrice. l`autore riflette sulla dimensione pubblica della chiesa italiana e sul suo rapporto con la politica, nel momento in cui, in assenza di un unico partito cristiano, la chiesa sembra sempre piu` decisa a entrare direttamente e senza mediazioni nel dibattito politico, impegnata nella conquista dell`immaginario, dei media, della politica. cardinali e laici, vecchie associazioni e nuovi movimenti, integralisti e disubbidienti. la forza e la debolezza, la resistenza e gli accomodamenti, le piccole manovre e le visioni epocali. in gioco c`e` la sopravvivenza stessa del cristianesimo.

questa e` la storia di edmondo peluso, uno dei fondatori del pci, un giramondo libertario e sovversivo, arrestato a mosca negli anni delle purghe staliniane e fucilato nel 1942. nato a napoli nel 1882, emigrato ovunque ci fosse un vento di liberta`, peluso, prima di finire i suoi giorni nella prigione di krasnojarsk, era stato un viaggiatore instancabile dall`estremo oriente al sudamerica, amico di personaggi come jack london, rosa luxemburg, liebknecht, bebel, kautsky, laura marx, nemico dei fascismi, antimilitarista, il che guevara italiano, per ansia di vedere e viaggiare. un cittadino del mondo, come egli stesso amava definirsi, che giace dimenticato in una fossa comune di un gulag siberiano.

partendo dall`esempio d`oltreoceano, l`autore esamina le possibilita` di riprodurre le caratteristiche federaliste statunitensi nel vecchio continente e analizza le principali forme di governo esistenti in europa. la ricerca di un possibile modello da applicare a tutta l`unione europea combina le grandi teorie istituzionali a quelle filosofiche, risalendo alle radici piu` profonde del liberalismo.

negli ultimi decenni, la conoscenza della storia e della cultura ebraica si e` arricchita di una notevole mole di articoli e ricerche monografiche. l`aumento dei materiali a disposizione, pero`, ha reso piu` che mai necessario tentare una sintesi, per evitare ogni rischio di dispersione o di fraintendimento. "cultura ebraica" opera questa sintesi, e si pone come una storia dell`ebraismo basata sui modelli politici, economici, sociali e culturali che hanno caratterizzato le vicende del popolo ebraico attraverso i secoli.

questo libro e` la storia di uno shtetl polacco che si chiamava bransk. prima della guerra contava circa 4600 abitanti, equamente divisi fra ebrei e cristiani. oggi non ci sono piu` ebrei a bransk. in polonia continuano a vivere alcune migliaia di ebrei, ma le loro comunita`, la cultura e l`organizzazione sociale, sono scomparse durante la ii guerra mondiale. nello shtetl, nel corso dei secoli, si era realizzata un`esperienza multietnica e, finche` esistette, rappresento` una realta` sociale insolita, ma funzionante.

"due scrittori, amici fin dalla giovinezza discutono delle cose d`italia, della civilta` occidentale, riunendo insieme certi pensieri di questi anni: e col conversare si stimolano reciprocamente ad uno scarico di battute e di ragionamenti sulla loro lunga esperienza di utopia e di libri dal cinquanta in poi, per fare, scrivono nella nota di apertura, un nuovo libro fresco e scalciante... siamo tutti vecchi nell`italia dopo il marzo del `94 e il pallone del mondo non lo calciamo piu`". si ragiona di politica, di industria, di classe operaia, di istruzione pubblica, di vita dei partiti e di etica, di burocrazia e di cultura, di personaggi, di tempi storici persi e di inutili sprechi.