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questa di pericle e` un noir, girato come un buon film americano degli anni quaranta, con un ritmo secco, un plot che non perde un colpo e personaggi che hanno uno spessore del tutto ignoto ai cliche` imposti dal genere: pericle, l`uomo-cane che diventa uomo e acquisisce consapevolezza di se` attraverso il rifiuto delle regole del suo mondo e l`incontro con una strana donna; e questa donna, nastasia, la polacca finita a lavorare a pescara in una fabbrica di copertoni, che se lo porta a casa e se lo portera`, forse, anche piu` lontano.

c`e` una famiglia che si sposta dal texas al michigan, portando con se` la bara dell`ultimo nato e cercando di barattare, lungo il cammino, gli oggetti di cui la macchina e` stipata. ci sono gli esterni che sceglierebbe david lynch dovendo rigirare, oggi, "furore": statali polverose, villaggi fantasma, fattorie con le porte che sbattono, sinistre, nel vento. e ci sono due bambini, che con pochissime parole raccontano, alternandosi, una storia in apparenza elementare. ma subito le strofe di questa filastrocca metallica e stridente si trasportano in un paesaggio allucinato, che non sappiamo piu` se sia l`america profonda, la terra dei morti, o un qualche terrificante stadio intermedio fra i due.

nell`antichita` quale era il destino dei libri, una volta pubblicati? abbiamo testimonianze di scritti che raggiunsero una seconda o una terza edizione? esistevano diritti di autore e di editore? ci sono tracce concrete di varianti d`autore gia` nell`antichita`? lo studio delle pratiche compositive di un`opera letteraria e del metodo di lavoro degli autori antichi costituisce un dominio di ricerca affascinante e misterioso. ci possiamo chiedere se gli autori dell`antichita` greca e latina utilizzavano foglietti di papiro o di pergamena o tavolette per prendere appunti o per redigere i brogliacci delle loro opere; come raccoglievano i loro estratti durante le fasi preliminari della composizione; se scrivevano le proprie opere di loro mano oppure le dettavano a un segretario. molti autori antichi avevano in comune la pratica di riservare una parte almeno della loro produzione letteraria a una circolazione limitata, pratica che li portava a rinunciare a pubblicare i loro scritti, nel senso che intendiamo oggi. era comunque in vista di una pubblicazione, cioe` di una diffusione riservata a un pubblico piu` vasto, che gli autori antichi componevano le loro opere. muovendo da questi e altri aspetti il volume intende ricostruire le avvincenti fasi della redazione di un testo nell`antichita`.

il volume e` il primo tentativo di una storia linguistica della letteratura italiana generazionale a partire dal suo sorgere, negli anni cinquanta, fino ad alcune delle piu` recenti, significative manifestazioni: dalla gioventu` "cannibale" dei secondi anni novanta alle giovani narratrici smaliziate in materia di sesso di questo inizio di terzo millennio. gli scrittori selezionati - non sempre anagraficamente giovani - hanno scelto di riprodurre le forme espressive provocatorie o "antigrammaticali", talora veri e propri "universali" giovanili, attinte ai vari ambienti di provenienza o di affiliazione; o si sono invece in qualche modo assimilati ai giovani sperimentando nuovi generi, stili o linguaggi senza pero` vincolarli a una delle tante possibili rappresentazioni del loro universo. tra i "giovani scrittori" e gli "scrittori giovanili" giocano un ruolo di primo piano quelli tra loro che, dalla meta` degli anni ottanta in poi, hanno cominciato a partecipare della svolta operata dai nuovi media: il risultato di questa partecipazione e` spesso una scrittura riprodotta in hi-fi e manovrata da una volonta` di presa diretta, per molti versi televisiva o cinematografica, sul reale.

Odyssey 1968. MINT. 3LP.

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