
in quale tempo e in quale spazio ha luogo il singolare, fragile evento della lettura? da queste domande prende avvio il breve e nitido saggio che ezio raimondi, uno dei massimi studiosi della letteratura oggi in italia, ha dedicato al leggere. e un atto apparentemente semplice, un gesto quotidiano, eppure leggere e` un rapporto complesso fra due persone, l`autore e il lettore, che ha luogo attraverso un testo. chi legge fa vivere un testo, lo realizza, mettendosi cosi` in comunicazione con l`altro, con una diversita`. nel leggere e` implicata la disponibilita` ad ascoltare, a entrare in relazione, a non prevaricare l`altro con la propria individualita`. esiste dunque un`etica della lettura, che e` fatta di filologia e passione, capacita` di intendere e disponibilita` a mettersi in gioco.

il sistema scolastico, il lavoro, la cultura capitalista, la chiesa, il ruolo della donna, la politica: come movimento di massa il sessantotto intercetto` i problemi innescati da un mondo che stava cambiando, e con la sua forte carica contestataria mise in discussione ogni singolo ambito della vita sociale. se le risposte che diede furono spesso velleitarie o sbagliate, esso tuttavia registro` e accompagno` quella transizione di civilta` di dimensioni epocali che si sarebbe manifestata appieno piu` tardi e che oggi ci sfida prepotentemente.

i filosofi che vanno per la maggiore, in italia e fuori, sono da molto tempo quelli che sdottoreggiano sulla storia universale, sul destino della civilta`, sul senso della tecnica in generale, sul globale significato del sapere scientifico, quelli che sanno come e quando sono cominciati i nostri guai e dove inevitabilmente andremo a finire. paolo rossi, da quando ha cominciato a scrivere, ha polemizzato (a volte aspramente) con questo tipo di filosofia. questo suo libro sulle "speranze" e` scritto in uno stile chiaro e asciutto, non e` solo per i filosofi, ma per tutti coloro che non si accontentano di vivere e vogliono anche pensare. si parla di visioni "senza speranze", e quindi di letteratura apocalittica, delle previsioni catastrofiche fallite, della fine dell`occidente, del masochismo degli intellettuali, dell`impellente bisogno, che molti di loro manifestano, di "uscire dall`occidente"; ma si parla anche di "smisurate speranze", di immaginari paradisi collocati in un altrove geografico, di coloro che hanno aspettazioni eccessive e coltivano il mito dell` uomo nuovo, dell`utopismo come ideologia diffusa.