
A questo quarto pannello della sua epopea letteraria e civile Scurati affida il gigantesco affresco dell'Italia fascista sui fronti del secondo conflitto mondiale, degli errori, degli orrori e dell'eroismo ancora possibile per uomini e donne reduci da vent'anni di dittatura. E tratteggia il ritratto al nero di un uomo di fronte al destino che ha plasmato per sé e per un'intera nazione, solo all'incrocio tra il parallelo del crepuscolo e un meridiano di sangue.

"carlotta mia, io dell`arancio amaro conosco solo le spine e ormai non mi fanno piu` male. ma il profumo del suo fiore bianco e` il tuo, e` quello della liberta`." a cosa serve essere giovane e piena di progetti, se sei nata nel tempo sbagliato? tre protagoniste straordinarie fronteggiano la sfida piu` grande: trovare il senso del proprio essere donne in un mondo che vorrebbe scegliere al posto loro. nardina, dolce e paziente, che sogna di laurearsi ma finisce intrappolata nel ruolo di moglie. sabedda, selvatica e fiera, che vorrebbe poter decidere il proprio futuro ma e` troppo povera per poterlo fare. carlotta, orgogliosa e determinata, che vorrebbe diventare avvocato in un mondo dove solo i maschi ritengono di poter esercitare la professione. e un segreto, che affonda nella notte in cui i loro destini si sono uniti per sempre. tra gli anni venti e gli anni sessanta del novecento, sabedda, nardina e carlotta lottano e amano sullo sfondo di un mondo che cambia, che attraversa il fascismo e la guerra, che approda alla nuova speranza della ricostruzione. per ciascuna di loro, la vita ha in serbo prove durissime ma anche la forza di un amore piu` grande del giudizio degli uomini. partendo da una storia vera, milena palminteri esordisce con un romanzo maturo e travolgente, scritto con una lingua ricca di sfumature, popolato di personaggi memorabili per la dolente fierezza con cui abbracciano i propri destini.

a roma, il 31 dicembre 1990, una sedicenne si prepara per la sua prima festa di capodanno: indossa un maglione preso alla caritas, ha truccato in modo maldestro la sua pelle scura, ma e` una ragazza fiera e immagina il nuovo anno carico di promesse. non sa che proprio quella sera si compira` per lei il destino che grava su tutta la sua famiglia: mentre la televisione racconta della guerra civile scoppiata in somalia, il jirro scivola dentro il suo animo per non abbandonarlo mai piu`. jirro e` una delle molte parole somale che incontriamo in questo libro: e` la malattia del trauma, dello sradicamento, un male che abita tutti coloro che vivono una diaspora. nata in italia da genitori esuli durante la dittatura di siad barre, igiaba scego mescola la lingua italiana con le sonorita` di quella somala per intessere queste pagine che sono al tempo stesso una lettera a una giovane nipote, un resoconto storico, una genealogia familiare, un laboratorio alchemico nel quale la sofferenza si trasforma in speranza grazie al potere delle parole. parole che, come un filo, ostinatamente uniscono cio` che la storia vorrebbe separare, in un racconto che con il suo ritmo ricorsivo e avvolgente ci svela quanto vicende lontane ci riguardino intimamente: il nonno paterno dell`autrice, interprete del generale graziani durante gli anni infami dell`occupazione italiana; il padre, luminosa figura di diplomatico e uomo di cultura; la madre, cresciuta in un clan nomade e poi inghiottita dalla guerra civile; le umiliazioni della vita da immigrati nella roma degli anni novanta; la mancanza di una lingua comune per una grande famiglia sparsa tra i continenti; una malattia che giorno dopo giorno toglie luce agli occhi. come una moderna cassandra, igiaba scego depone l`amarezza per le ingiustizie perpetrate e le grida di dolore inascoltate e sceglie di fare della propria vista appannata una lente benevola sul mondo, scrivendo un grande libro sul nostro passato e il nostro presente, che celebra la fr

il 3 maggio 1938, nella nuova stazione ostiense, mussolini insieme a vittorio emanuele iii e al ministro degli esteri ciano attende il convoglio con il quale hitler e i suoi gerarchi scendono in italia per una visita che tocchera` roma, napoli e firenze. da poche settimane hitler ha proclamato l`anschluss dell`austria e mussolini, dopo aver deciso l`uscita dell`italia dalla societa` delle nazioni, si appresta a promulgare una legislazione razziale di inaudita durezza. eppure sono ancora molti a sperare che il delirio di potenza dei due capi di stato possa fermarsi: tra loro ranuccio bianchi bandinelli, l`archeologo incaricato di guidare il fuhrer tra le rovine della citta` eterna; renzo ravenna, decorato nella grande guerra, fascista zelante e podesta` di ferrara, che al pari di migliaia di altri ebrei italiani non si da` pace per i provvedimenti che lo pongono ai margini della vita civile; margherita sarfatti, che sino all`ultimo spera in uno spostamento degli equilibri verso l`asse anglofrancese ma deve cedere il passo alla giovane claretta petacci e fuggire; e lo stesso ciano, distratto da tresche sentimentali e politiche insensate come il piano di conquista dell`albania, che solo un anno dopo, nel maggio 1939, si trova a siglare insieme a ribbentrop il patto d`acciaio con il quale "l`italia e la germania intendono, in mezzo a un mondo inquieto e in dissoluzione, adempiere al loro compito di assicurare le basi della civilta` europea". antonio scurati ricostruisce con febbrile precisione lo spaventoso delirio di mussolini, pateticamente illuso di poter influenzare le decisioni del fu?hrer, consapevole dell`impreparazione italiana, piu` che mai solo fino alla sera del giugno 1940 in cui dal balcone di palazzo venezia proclama "l`ora delle decisioni irrevocabili". in questo nuovo pannello del suo grande progetto letterario e civile, scurati inquadra il fatale triennio 1938-40, culmine dell`autoinganno dell`italia fascista, che si piega all`infamia delle leggi razzia

all`alba del 1925 il piu` giovane presidente del consiglio d`italia e del mondo, l`uomo che si e` addossato la colpa dell`omicidio di matteotti come se fosse un merito, giace riverso nel suo pulcioso appartamento-alcova. benito mussolini, il "figlio del secolo" che nel 1919, rovinosamente sconfitto alle elezioni, sedeva nell`ufficio del popolo d`italia pronto a fronteggiare i suoi nemici, adesso, vincitore su tutti i fronti, sembra in punto di morte a causa di un`ulcera che lo azzanna da dentro. cosi` si apre il secondo tempo della sciagurata epopea del fascismo narrato da scurati con la costruzione e lo stile del romanzo. m. non e` piu` raccontato da dentro perche` diventa un`entita` distante, "una crisalide del potere che si trasforma nella farfalla di una solitudine assoluta". attorno a lui gli antichi camerati si sbranano tra loro come una muta di cani. il duce invece diventa ipermetrope, vuole misurarsi solo con le cose lontane, con la grande storia. a dirimere le beghe tra i gerarchi mette augusto turati, tragico nel suo tentativo di rettitudine; dimentica ogni riconoscenza verso margherita sarfatti; cerca di placare gli ardori della figlia edda dandola in sposa a galeazzo ciano; affida a badoglio e graziani l`impresa africana, celebrata dalla retorica dell`immensita` delle dune ma combattuta nella realta` come la piu` sporca delle guerre, fino all`orrore dei gas e dei campi di concentramento. il cammino di m. il figlio del secolo - caso letterario di assoluta originalita` ma anche occasione di una inedita riaccensione dell`autocoscienza nazionale - prosegue qui in modo sorprendente, sollevando il velo dell`oblio su persone e fatti di capitale importanza e sperimentando un intreccio ancor piu` ardito tra narrazione e fonti dell`epoca. fino al 1932, decennale della rivoluzione: quando m. fa innalzare l`impressionante, spettrale sacrario dei martiri fascisti, e piu` che onorare lutti passati sembra presagire ecatombi future.