
scritto nel periodo quaresimale del 1598, e` dedicato alla glorificazione di una pietanza quaresimale per eccellenza, l`aringa. questo libello satirico elisabettiano e` in realta` un`esilarante presa in giro degli encomia eroici rinascimentali; racconta infatti, con stile paradossalmente elevato, i benefici dietetici e sociali di questo piatto di magro, ma soprattutto ricostruisce l`origine mitica dell`aringa, metamorfosi dell`eroina alessandrina ero. attorno a questo nucleo narrativo, si dispiega una fitta rete di riferimenti alla vita sociale del periodo e alle battaglie letterarie, che costarono infine all`autore il sequestro di tutte le sue opere.